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E' andata in onda ieri sera la trasmissione delle Iene che raccontava del caso di Don Andrè Luiz Facchini, l'ex parroco di Sant'Agostino accusato di aver vessato psicologicamente gli adpeti  del gruppo di preghiera da lui fondato nei primi anni 2000 in città.

Guarda qui la trasmissione andata in onda su Italia 1

Erano anni nei quali la comunità sapeva di queste messe che duravano più di tre ore durante le quali venivano fatte preghiere di liberazione, benedizione di indumenti e strani riti nei quali il principale protagonista era il diavolo che, il prete brasiliano, diceva di trovare in tutti i suoi adepti. E poi frustate, segni di croce con la lingua sul pavimento fino al pestaggio che il parroco subì che lo costrinsero alle cure dei medici e da li si aprì uno scenario che sconvolse l'intera città.

La Iena Cizco nel corposo servizio, registrato a Lanciano a fine settembre, racconta di un paese che ancora, in alcuni casi difende il parroco, di una città piena di Chiese e Miracoli esattamente come il paese di Don Andrè in Brasile. Infatti dopo giorni di appostamenti e di indagini nelle quali gli intervistati dichiarano che l'attività del prete continui anche a Umuarama, è così che si chiama la città, nonostante il divieto del Vescovo del posto, alla fine fra mille peripezie riesce ad intervistare Don Andrè.

Lui appare visibilmente agitato quando gli viene mostrato il volto del suo principale accusatore Sandro, il ragazzo che sostiene di avere subito da parte del sacerdote ogni tipo di vessazione che alla fine, dopo il suo allontanamento dalla Legio Sacrorum, sono sfociati in veri e propri atti intimidatori nei confronti suoi e della sua famiglia. Due incendi, l'avvelenamento dei cani e calunnie che lo volevano, sempre secondo il suo ormai ex padre e guida spirituale, uno spacciatore di eroina. Alla prima udienza a Lanciano Don Andrè non si presentò e se non dovesse presentarsi anche questa volta esiste il reale rischio che tutto il processo vada in prescrizione.

Intanto nel giro di pochi giorni Lanciano è salita ancora una volta alla ribalta nazionale per fatti non proprio edificanti. Dalla bruttissima vicenda della rapina in villa ai danni dei coniugi Martelli passando per la crisi dei negozi ed ora le presunte violenze in Chiesa la città, francamente,  non ne viene fuori proprio bene.

Clara Labrozzi

 

 

 

LANCIANO. Si è insediato ieri il nuovo presidente del Tribunale di Lanciano: si tratta del magistrato Riccardo Audino, 64 anni di Velletri (Roma). Proprio a Velletri, Audino ricopriva l’incarico di giudice civile.  

Il neo presidente ha giurato davanti al tribunale collegiale, presidente Marina Valente, giudici a latere Massimo Canosa e Andrea Belli ed il procuratore capo Mirvana Di Serio. Nel saluto, l'ordine forense ha auspicato che Audino non fosse l'ultimo presidente, in considerazione della proroga in atto, fino al 2020, per la chiusura dei quattro tribunali minori d' Abruzzo, tra cui quello di Lanciano. Il neo presidente ha detto: "Combattiamo insieme contro il tentativo di chiusura ognuno con le sue armi di attività e noi con l'efficienza per poter dire al ministro della Giustizia perché chiudere un tribunale che funziona. In questa prospettiva nessuno deve sentirsi con la valigia in mano. Lavoriamo tutti assieme per andare avanti".

Sul neo eletto presidente si è espressa anche Tonia Paolucci, capogruppo in consiglio comunale di Libertà in Azione, che in una nota alla stampa ha affermato: "Siamo davvero contenti che il nuovo presidente del tribunale di Lanciano, il magistrato Riccardo Audino, abbia spronato tutti a combattere per mantenere aperto il nostro palazzo di giustizia. L'auspicio è che anche la politica raccolga il suo appello e lo faccia con atti concreti". La Paolucci cita proprio il discorso del neo presidente: “Il presidente Audino ha invitato tutti a non sentirsi con le valige in mano e di impegnarsi per mantenere l'efficienza del presidio, unica carta da opporre al ministero della Giustizia per contrastare la chiusura. Mi chiedo cosa finora abbiano fatto realmente tutti i politici che sono passati in passerella da queste parti e parlo non solo della Regione e del fantomatico tavolo di lavoro sulla questione annunciato dall'ex presidente D'Alfonso, dal sindaco Pupillo e dal centrosinistra, ma anche dei proclami dei consiglieri regionali del M5S, che oggi tacciono davanti alle dichiarazioni del loro ministro Bonafede, che ha rimarcato in diverse occasioni di non avere intenzione di fare marcia indietro sulla chiusura". La rappresentante della minoranza plaude all'iniziativa lanciata dagli Ordini dei commercialisti abruzzesi, che hanno chiesto al ministero di mantenere operativi i 4 tribunali minori destinati alla soppressione. "La speranza - aggiunge - è che anche le altre categorie professionali si uniscano a una battaglia che non è affatto una questione di campanile: la chiusura del tribunale, infatti, rappresenta un duro colpo al territorio e alla sua sicurezza, anche alla luce dei gravi fatti di cronaca degli ultimi mesi. Una cosa, però, mi auguro non accada: la strumentalizzazione di questo argomento durante la imminente campagna elettorale per le Regionali. Non accetteremo, ancora una volta, che si scherzi su un tema così serio e delicato da parte di coloro che finora hanno fatto solo chiacchiere e nessun fatto". (Piergiorgio Di Rocco)

 

FOTO ANSA

LANCIANO. “Sono ovviamente felice del risultato ottenuto. Mi prendo il merito di aver evitato il dissesto economico, adesso è il momento di dare ai cittadini le risposte che aspettano e che meritano”. Mario Pupillo, rieletto presidente della Provincia di Chieti, commenta così la sua conferma alla guida dell’ente che fa capo a 104 comuni. Nonostante i tanti problemi della Provincia, il personale è sceso da 300 a 140 unità, Pupillo mostra ottimismo ed è pronto per nuovi importanti interventi: “Viabilità e scuole sono le principali – afferma il Presidente rieletto – grazie alla Regione Abruzzo, abbiamo 20 milioni di euro in più per importanti interventi che ci danno un po’ di respiro. A questi si aggiungono i 3,5 milioni, pochi, che ci arrivano dallo Stato. Gli interventi sono stati programmati per i prossimi cinque anni, dal 2019 al 2023, suddividendo tutta la provincia di Chieti in sei distretti, Lanciano è il distretto tre, ognuno con i propri interventi in modo da spalmare i fondi che riceviamo”.

Per quanto riguarda le scuole, tra gli interventi previsti ce ne è uno che riguarda Chieti, con la rigenerazione delle caserme: “L’ex caserma Berardi – spiega Pupillo - ospiterà il Liceo Scientifico e gli uffici dell’Agenzia delle Entrate mentre il Da Vinci – De Giorgio di Lanciano sarà oggetto di adeguamento sismico”.

Il presidente Pupillo parla anche della Via Verde: “7 chilometri, su 42 complessivi, saranno in cemento armato per via di alcune problematiche tecniche. Non si tratta di un unico pezzo ma di sette chilometri lungo tutta la Via Verde, quindi a macchia di Leopardo. Per dicembre, inoltre, pensiamo di aprire altri tratti per poi completare tutta l’opera per la prossima estate. In ogni caso nei tratti non interessati dal cemento armato ci sarà asfalto impermeabile e drenante”. A breve, ha annunciato Pupillo, ci sarà la riapertura del Ponte sul Sangro sulla Lanciano – Atessa: “Lo riapriremo per il periodo natalizio. Mi preme sottolineare, viste le recenti polemiche, che il Ponte è risultato sicuro a seguito delle analisi fatte. Tra gli interventi eseguiti c’è anche la sistemazione dei giunti e quando verrà riasfaltato verrà utilizzato asfalto impermeabile e drenante”.

Nonostante i soldi ricevuti dalla Regione Abruzzo, la Provincia di Chieti rimane, come tutte le altre province, un Ente sempre a rischio: basti pensare che dal 2015 ad adesso, l’allora legge finanziaria ha tagliato 6 milioni di euro e che il 34% delle uscite sono versamenti alle casse dello Stato: “Ho sempre criticato la riforma Delrio – conclude Pupillo - anche nelle riunioni del mio partito che è lo stesso dell’ex ministro”.Intervista a Mario Pupillo

Piergiorgio Di Rocco

Ogni giorno, ormai a tre settimane di distanza, la vicenda della rapina in villa che ha sconvolto l'Italia, si arricchisce di nuovi particolari. Dopo gli arresti dei primi tre giovani romeni,  Aurel Costantin Turlica, 22 anni, Cosmin Ion Turlica, 20 anni, Aurel Ruset, 25 anni, fermati mentre cercavano di fuggire a bordo della loro auto con targa straniera, macchina gia da tempo controllata dalle forze dell'ordine, seguiti dal fermo di Bodgan Ghiviziu, considerato l'autista, Alexandru Bodgan Colteanu e infine di Martin Marius Adrian, fuggito in Romania, la città di Lanciano fatica a riprendersi dallo shock di trovarsi alla ribalta nazionale per un reato tanto efferato. 

Sono tanti a chiedersi come sia stato possibile  arrivare a tanto e nello sfogliare i giornali, osservando i volti dei presunti colpevoli, la giustizia deve ancora esprimersi, alcune signore, residenti nel quartiere Santa Rita hanno riconosciuto, dicono senza ombra di dubbio, nel volto dei primi tre fermati quello dei giovani che lunedì 24 settembre sono saliti, dal centro di Lanciano sul pullman che le riportava a casa.

Erano loro, non ha dubbio la signora Maria, sono saliti sul mezzo e sono scesi all'altezza di un Bar del quartiere. La zona era stata indicata come frequentata dal gruppo proprio per la presenza di un centro scommesse, non ci meraviglia, ma il fatto che il  mattino dopo la "mattanza" che ha quasi ucciso i coniugi Martelli, i due fratelli Turlica e il cugino Ruset siano andati proprio li, a due passi dalla villa della famiglia, ha dell'incredibile.

Quel lunedì sulla stampa nazionale si parlava solo della rapina di Lanciano, avranno sicuramente visto la Tv o letto i siti internet e i giornali. Loro erano in città, erano a casa, in corso Roma e con il pulman, come tre studenti normali sono andati sul luogo dell'orrore.

Altri cittadini ricordano perfettamente quella Golf parcheggiata in Piazza, sempre fuori dalle strisce blù, messa di traverso davanti al monumento. Del resto sono loro stessi, i romeni, a pubblicarsi a bordo della macchina sotto il comune. Le auto erano la loro passione, sui loro profili social le macchine sono le protagoniste. Auto sportive, non particolarmente costose ma che si notano e, i lancianesi, le avevano notate.

(Clara Labrozzi)

LANCIANO. Ricordare il passato per creare un futuro migliore. Potrebbero essere queste le parole giuste per raccontare la giornata del 5 ottobre 2018 a Lanciano, giorno scelto non a caso: si tratta della vigilia della commemorazione dei martiri del 6 ottobre. Di commemorazione si è parlato anche questa mattina. E’ stato infatti inaugurato il monumento al Samudaripen dei Rom e Sinti realizzato dallo scultore Tonino Santeusanio. Monumento che non ha avuto costi per la collettività visto che è stato finanziato dalle comunità Rom e Sinti sparse in Italia e da Santino Spinelli  che ha curato anche l’organizzazione dell’evento a cui hanno partecipato sia le autorità che gli studenti delle scuole. Lanciano è quindi la prima città italiana e la seconda in Europa, dopo Berlino, ad avere un luogo commemorativo del genocidio di Rom e Sinti. Il monumento, realizzato in pietra della Maiella, rappresenta una donna con in braccio un bambino. Ai piedi c’è un ruota, che simboleggia l’incamminarsi verso il futuro, e del filo spinato che rimanda ai campi di concentramento a cui la donna, assieme al bambino, sta fuggendo.

“Oggi stiamo riscrivendo la storia – afferma il sindaco di Lanciano Mario Pupillo – una storia nuova, che vuole essere una risposta forte e chiara della nostra comunità contro chi vuole riportare un clima di razzismo ed odio. In un momento in cui la comunità europea balbetta, noi rispondiamo con un messaggio di pace.”

Tra la folla ci sono numerosi rappresentanti di etnia Rom visibilmente commossi nel ricordare quanti di loro non ce l’hanno fatta e che hanno pagato con la vita l’essere appartenuti ad una comunità che, in tempi lontani, era considerata inferiore, al pari di molte altre. “Noi non amiamo le ruspe – interviene il senatore Luigi Manconi – noi amiamo i monumenti perché rimangono in eterno e mantengono viva la memoria”.  “I confini del terrore sono vastissimi – ricorda lo scrittore ed attore Moni Ovadia – questo genocidio, così come tutti gli altri, deve avere pari dignità e risonanza affinché non accadano più. La cosa peggiore che può accadere ad un uomo non è essere vittima ma carnefice dei suoi simili. Dobbiamo rifiutare con forza tutti i governi che intendono discriminare: chi si macchia di discriminazione deve essere considerato un criminale. Io spero che non ci sia più un giorno della memoria, bensì un giorno delle memorie perché in tanti, in un passato neanche troppo lontano come si crede, hanno subito discriminazioni pagate con la propria vita”. Tra gli ospiti della celebrazione c’era anche il giornalista Gad Lerner che nel suo intervento, tra le altre cose, ha anche auspicato che il monumento sia “Un faro proiettato verso un futuro di pace, senza nessuna discriminazione. Deve essere un riferimento per tutti noi, per non dimenticare mai”.

Assente, invece, per impegni la senatrice a vita Liliana Segre che ha inviato una lettera, che riportiamo qui integralmente: “Carissimo Senatore Luigi Manconi, caro professor Santino Spinelli e caro sindaco Mario Pupillo, purtroppo non posso essere personalmente presente alla cerimonia di inaugurazione, ma saluto con vero piacere questa iniziativa promossa dall’Ufficio Nazionale Anti-discriminazioni Razziali (UNAR), in collaborazione con le associazioni che rappresentano i popoli Rom, Sinti e Caminanti, in particolare l’associazione Them Romanò. Inaugurare un monumento alla memoria dello sterminio di Rom e Sinti attuato dai nazisti è un atto dovuto e anzi giunge con troppo ritardo. La Shoah degli Ebrei e il Porrajmos dei popoli nomadi sono parte di uno stesso progetto disumano.  Io ricordo, perché io c’ero. C’ero in quei campi di sterminio in cui, insieme agli ebrei anche altre minoranze vennero annientate. Tra queste, il gruppo più numeroso fu proprio quello degli appartenenti alle popolazioni dei Rom e Sinti. E dire che ad Auschwitz inizialmente la condizione dei prigionieri nel “lager degli zingari” aveva suscitato la nostra invidia. Lì non erano stati separati - gli uomini dalle donne, gli abili al lavoro dagli inabili - e le famiglie vivevano unite nelle loro baracche, e avevano conservato anche i loro vestiti. Sentivamo le loro voci, le voci dei bambini, li consideravamo fortunati. Solo dopo capimmo cosa li aspettava. Ce ne accorgemmo una mattina in cui quei rumori non li sentimmo più e nelle loro baracche vuote regnava un silenzio spettrale. Durante la notte tutti - uomini, donne, bambini, vecchi - erano stati portati nelle camere a gas e sterminati. Chi ha vissuto tutto ciò non può non trovare scandaloso l’oblio che per lo più è caduto sullo sterminio dei nomadi. Il monumento che oggi inaugurate è giunto troppo tardi e sicuramente è troppo poco, ma se serve a riprendere un cammino di memoria, di conoscenza e di coscienza costituirà comunque un primo passo importante e significativo”. Momento carico di emozioni anche per il professor Santino Spinelli che da anni promuove e divulga in tutto il mondo la cultura Rom anche attraverso la musica. Il professor Spinelli ha composto anche la poesia ‘Auschwitz’ che è stata riportata sulla lapide in maiolica di Laterza, posta ai piedi del monumento: “Faccia incavata. Occhi oscurati. Labbra fredde. Silenzio. Cuore strappato. Senza fiato. Senza parole. Nessun pianto.”

Clicca qui per il video

Piergiorgio Di Rocco 

Servizi video di Clara Labrozzi

 

Ore 17,30. Inseguimento in corso in questo momento alle porte della città nelle campagne che da Rizzacorno portano verso Sant'Onofrio, dagli abitanti chiamata "forcatura". 
Si inseguono due uomini. Non si sa se siano armati ma il dispiegamento di forze è massiccio. Almeno 8 volanti fra carabinieri e polizia e un elicottero. Agli abitanti è stato detto di rimanere in casa.
Aggiornamento ore 16:45.
Uno degli uomini sarebbe il basista della banda della rapina in villa ai danni dei coniugi Martelli. E' vestito di nero ed è braccato dalle forze dell'ordine. Del secondo uomo non si sa ancora nulla ma potrebbe essere anche lui un rapinatore. Salirebbero così a 6 il numero delle persone coinvolte.

+++aggiornamento

Ore 20,30

Catturato nei pressi della chiesa di Sant'Onofrio il 5 uomo della banda dei rapinatori. Caccia ancora aperta ad un sesto individuo.
Dopo l'interrogatorio di questa mattina in carcere a Lanciano partita l'operazione.
+++seguono aggiornamenti

Ore 23

Il sesto uomo fermato, sembrerebbe prima del 26 enne catturato intorno alle 20, è un romeno di 48 anni. Non avrebbe partecipato fattivamente all'assalto in villa ma avrebbe agevolato la fuga dei rapinatori.

I fermati sono stati entrambi portati alla caserma dei carabinieri di Lanciano. 

Aggiornamento ore 11,30

E' stata necessaria la presenza di almeno 60 uomini fra carabinieri e polizia per acciuffare il quinto elemento della banda di rapinatori. G.B.G., 26 anni, è accusato anche lui di rapina.

J.G., 48 anni, anche lui romeno è invece ritenuto fiancheggiatore del 26enne in fuga. L’uomo è il compagno della madre del quinto rapinatore. 

Era ricercato ma la polizia, che evidentemente era già sulle sue tracce questa mattina non aveva fatto trapelare nulla circa il suo imminente arresto. Si tratta di Alexandru Bogdan Colteanu 26 anni anche lui di origini rumene. Non era nell'auto fermata e che ha permesso l'arresto dei tre suio connazionali. Sarebbe lui il capo della banda che il 23 settembre ha massacrato e derubato i coniugi Martelli.

Si attende l'ufficializzazione della notizia

+++seguono aggiornamenti

I bancomat prelevati ai coniugi Martelli hanno avuto un magro bottino, le botte invece sono state tante, troppe. Per il dottor Martelli ancora accertamenti e per la moglie Niva si è invece reso necessario il trasferimento dall'UTIC di Lanciano all'ospedale di Chieti. Per il padiglione auricolare tranciato purtroppo non è stato possibile fare nulla.

 Domenico Iezzi

Sul fronte dell'indagine la pista seguita è quella di una banda, almeno sei episodi simili che hanno colpito tutta la provincia. Augusto Caporale  titolare di un'agenzia di pratiche auto ad Atessa, rapinato di 600 euro e ferocemente picchiato; Domenico Iezzi 73 anni, titolare di una tabaccheria al quale è stato amputato un dito; Carlo Jubatti. l'imprenditore di Guardiagrele picchiato nella sua casa di notte e in ultimo Massimiliano delle Vigne insieme alla moglie atteso fuori dalla sua casa. 

 Massimiliano Delle Vigne

Ora però il passo falso. Dalle prime indiscrezioni che escono dalla Procura il volto di due rapinatori è stato individuato dalle immagini delle telecamere di sicurezza della filiale della UBI Banca in via Per Fossacesia a Lanciano dove, in tre, si sono recati mentre altri aguzzini continuavano a torturare Carlo Martelli e la moglie Niva Bazzan.Il video dell'intervista alla signora Niva Bazzan

Un prelievo di 2000 euro, niente di più e una violenza che non trova giustificazione alcuna. (Clara Labrozzi)

Con la gentilezza e la pacatezza del medico che tutti in città conoscono ieri sera, il dott. Carlo Martelli ha raccontato alle maggiori testate televisive la sua notte da incubo. “Non mi spiego tutta questa cattiveria, se ci avessero solo legato avrebbero ottenuto quello che alla fine hanno preso” ha detto il medico che all’alba di domenica 23 settembre ha subito un pestaggio atroce insieme alla moglie Niva alla quale hanno tagliato il lobo dell’orecchio che, purtroppo, i medici del Renzetti di Lanciano, dove sono ricoverati, non sono riusciti a riattaccare.

Ai microfoni di Abruzzo Live Tv il medico ha detto di aver visto una lucina in camere: “alle tre mi sono accorto che era andata via luce, chissà se esiste un nesso, mia moglie dormiva in una stanza diversa, doveva partire per Roma, poi le botte , tante. Mi hanno sbattuto a terra e legato, sono svenuto. Per fortuna sia io che mia moglie abbiamo ricordato i codici pin delle carte”. Dalle indagini è emerso che i malviventi, almeno 4, si pensa ad un quinto fuori a fare da palo, una volta prese le carte sono andati a fare un prelievo: “ mi ha detto quando torno mi devi dire dove avete la cassaforte altrimenti faccio a pezzi tua moglie. Non abbiamo una cassaforte- continua- non l’avevamo quando ci hanno rubato anni fa e non l’abbiamo adesso. Non abbiamo neanche l’allarme, tanto saprebbero come disinnescarlo.

Uno si sarebbe dimostrato più ”buono”, avrebbe preso un bicchiere d’acqua alla signora Niva dopo il taglio del lobo. “Ho visto solo il sangue schizzare, dice il marito che racconta anche come prima di andare via il ladro, che aveva dato da bere alla moglie, abbia anche allentato il lacci che lo tenevano “incaprettato”.

La porta prima chiusa a chiave sarebbe stata poi aperta. I fili del computer così allentati hanno permesso alla vittima di liberarsi e di chiamare il fratello Alfredo che vive nella villa adiacente.

Solo uno parlava ed era chiaramente italiano, forse con una leggera inflessione del sud. Con modo spavaldo prima di andarsene ha detto: “ appena mettete una cassaforte fatecelo sapere…torniamo!”

La città di Lanciano è sconvolta. L’idea della violenza subita dalla coppia ha turbato gli animi di tutti.  In casa anche il figlio disabile che per fortuna non è stato toccato, la sua camera è stata messa a soqquadro ma non gli hanno fatto del male. Lo scorso inverno a San Vito, in una zona isolata, un anziano commerciante subì una rapina violenta, gli tagliarono un dito. In quel caso vi fu indignazione ma la notizia non suscitò lo stesso clamore. Ora si chiede a gran voce sicurezza, i cittadini non si sentono al sicuro nelle proprie case e, in una zona come la nostra definita “tranquilla” tutto questo arriva come un fulmine a ciel sereno. E’ vero che i furti sono sempre più numerosi, che ogni mattina si racconta di bar derubati e vetrine fracassate ma alla barbarie di questo tipo non si era mai arrivati.video

Clara Labrozzi

LANCIANO. “I responsabili saranno catturati dalle forze dell’ordine e sconteranno una pena che ricorderanno a lungo. Marciranno in galera”. Così il ministro degli Interni e vice Premier, Matteo Salvini si è espresso ai microfoni di RadioRai, sull’aggressione subita dai coniugi Martelli a Lanciano. Aggressione che ha sconvolto tutta la città, visto che un fatto così brutale non era mai avvenuto a Lanciano: Carlo Martelli, medico in pensione e fondatore dell'associazione Anffas Onlus e sua moglie, Niva Bazzan sono stati aggrediti in casa da quattro rapinatori armati di coltello. Entrambi sono stati massacrati di botte. Alla moglie è stato addirittura reciso il lobo dell’orecchio destro mentre non è stato ferito in alcun modo il figlio disabile della copia. I coniugi sono stati tenuti in ostaggio per circa due ore dai malviventi.

Da diversi giorni a Lanciano si registrano furti ad attività commerciali e aggressioni ai cittadini.

Piergiorgio Di Rocco